sábado, 25 de fevereiro de 2012

CESARE DEVE MORIRE - FILM VINCITORE DELL'ORSO D'ORO ALLA 62° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI BERLINO 2012

Foto - La Repubblica
Teatro del carcere di Rebibbia. La rappresentazione di Giulio Cesare di Shakespeare ha fine fra gli applausi. Le luci si abbassano sugli attori tornati carcerati. Vengono scortati e chiusi nelle loro celle.

SEI MESI PRIMA Il direttore del carcere e il regista teatrale interno spiegano ai detenuti il nuovo progetto: Giulio Cesare. Prima tappa: i provini. Seconda tappa l’incontro col testo. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi. Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella, dopo un giorno di prove.

Ma chi è Giovanni che interpreta Cesare? Chi è Salvatore - Bruto? Per quale colpa sono stati condannati? Il film non lo nasconde. Lo stupore e l’orgoglio per l’opera non sempre li liberano dall’esasperazione carceraria. Arrivano a scontrarsi l’uno con l’altro, mettendo in pericolo lo spettacolo. Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi.
Fratelli Taviani foto - http://www.julienews.it  
Giulio Cesare torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere. È un successo. I detenuti tornano nelle celle. Anche “Cassio”, uno dei protagonisti, uno dei più bravi. Sono molti anni che è entrato in carcere, ma stanotte la cella gli appare diversa, ostile. Resta immobile. Poi si volta, cerca l’occhio della macchina da presa. Ci dice: “da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”.

FILM VINCITORE DELL'ORSO D'ORO ALLA 62° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI BERLINO 2012



Os irmãos italianos Paolo e Vittorio Taviani foram os vencedores do Urso de Ouro da 62ª edição do Festival de Berlim pelo seu documentário Cesare Deve Morire (Cesar deve Morrer, em tradução livre).
O filme mostra a preparação e a performance da obra de Shakespeare Julius Caesar pelos detentos da prisão de segurança máxima Rebibbia, em Roma.

Com os ensaios, os presos acabam se identificando com seus papéis, tornando suas performances mais autênticas e cheias de paixão, dor e esperança. Os diretores passaram seis meses na prisão, documentando todo o processo de produção e revelando a universalidade da linguagem usada por Shakespeare.
Ao receber o prêmio, entregue pelo presidente do júri, o inglês Mike Leigh, Paolo, ao lado do irmão, agradeceu especialmente aos presos pelo prêmio.

"Espero que, quando esse filme for apresentado ao público, as pessoas se dêem conta que um preso também é uma pessoa, e sempre será. Muito obrigado. Muito obrigado às palavras de Shakespeare, sempre tão esclarecedoras, e principalmente aos presos. Durante esses poucos dias, foi como se eles tivessem recuperado a vida. Eles viveram intensamente e fizeram tudo com muita paixão. E são eles que eu quero cumprimentar agora".

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